martedì 25 ottobre 2011

L'inizio di una storia

Era il classico pomeriggio d'autunno, quel 18 ottobre del 2005, con quell'aria non molto fredda ma che ogni tanto riusciva a pungere. Lui era fuori la stazione ad aspettarla, non trovando posto per la macchina decise di aspettarla vicino l'uscita, lei poco dopo scese dal treno che aveva preso a Caserta, lo chiamò al cellulare e si avviò verso l'esterno per raggiungerlo. Era il loro primo appuntamento. Si incontrarono fuori la stazione di Cassino, aspettavano quel momento da un po' di tempo. L'uno andava incontro all'altra con passo teso e lento, assaporando ogni attimo, ogni respiro della fine di quell'attesa che aveva amplificato il loro desiderio di guardarsi negli occhi e di scoprirsi a vicenda. Fatti i convenevoli lui le propose di andare a prendere un caffè in un bar lì vicino. - Che ne diresti di andare a prenderci un caffè? Conosco un bar qui vicino che li fa abbastanza bene, certo non credo che qui il caffè sarà buono come a Napoli però posso assicurarti che non è male - disse lui con tono convincente, - Mi fido delle tue parole, e poi mi ci vuole proprio un bel caffè! - disse lei sorridendo. Si avviarono verso il bar, durante il breve tragitto continuarono a conversare, erano sciolti, non c'erano mai attimi di silenzio, tutti e due si sentivano a loro agio. Entrarono nel bar e si sedettero ad un tavolino, l'unico rimasto libero, chiesero due caffè normali ed iniziarono a conversare, spesso si prendevano in giro a vicenda, lui riusciva a farla ridere di gusto e a lei questo non dispiaceva, era una tipa solare, piena di vita, per nulla permalosa e con la risposta sempre pronta. Lui invece era una sorta di ossimoro vivente, allegro fuori e cupo dentro, aveva occhi così scuri che potevano far intravedere le tenebre che aveva dentro, eppure gli piaceva scherzare, fare auto ironia, un tipo che non se la tirava e sapeva come mettere le persone a proprio agio. - Senti, ma dopo dove andiamo? - chiese lei mentre frugava nella borsa. - Se ti fidi, prendiamo la mia macchina e ti porto a fare un giro dalle mie parti... - rispose lui con un po' di insicurezza, temeva che lei non si fidasse o che avesse frainteso le intenzioni. - Mi fido di nuovo, anche perché non preoccuparti so difendermi che pensi, comunque ho proprio voglia di rivedere il mare quindi andiamo! - rispose lei ridendoci su. Uscirono dal bar, mentre si avviavano verso la macchina, una Fiat Cinquecento rossa del 1994, lui si accese una sigaretta anche se sapeva che a lei questo non sarebbe proprio piaciuto, gli andò bene visto che ella si limitò a borbottargli una frase in napoletano. Entrarono in macchina e si diressero verso il mare, più precisamente verso Gaeta, lei d'estate ogni tanto con la sua famiglia andava al mare proprio da quelle parti. Ci misero poco ad arrivare, circa quaranta minuti, parcheggiarono la macchina di fronte la capitaneria di porto, una volta fatto il "grattino" per la sosta si avviarono insieme verso la passeggiata del molo. Camminavano tranquilli, punzecchiandosi di tanto in tanto mentre le loro mani si sfioravano e si cercavano come se fossero indipendenti dalle loro teste che invece tentavano di frenarle. Si scrutavano minuziosamente tra una chiacchiera e l'altra, lui notò che per i suoi gusti la tipa era un po' troppo magra, ma aveva un viso pulito e stupendo, due occhi castano scuro leggermente velati dall'ombra della tristezza, capelli lunghi, lisci e neri, una parlantina spigliata e mai banale o noiosa, colorata da una vivace e meravigliosa cadenza napoletana per cui lui ogni tanto la prendeva in giro anche se gli piaceva moltissimo ascoltare il suono di quell'accento. - La vuoi finire di prendermi in giro? Guarda che sono nata in Francia! - disse lei fingendo di essere stizzita, - Beh guarda a me fa piacere che i geni napoletani abbiano preso il sopravvento su quelli francesi, sai preferisco le italiane alle francesi! - rispose prontamente lui, lei sorrise con gusto e si avvicinò per dargli un bacio sulla guancia. Le ore passarono velocemente, tra risate, carezze affettuose prive di audacia e discorsi di tutti i tipi. Prima di andare via le chiese se poteva offrirgli un gelato o qualcosa di cui avesse voglia, ma lei rifiutò - Non preoccuparti non voglio nulla, dico davvero, grazie per il pensiero - disse lei con tono dolce ma deciso. A quel punto si avviarono a riprendere la macchina, una volta entrati lui la guardò per un paio di secondi negli occhi - Beh? Che hai da guardare? - chiese lei incuriosita, - Niente, mi va di guardarti, non posso? - rispose lui, - Certo che puoi, allora sei pronto a farti guidare fino a casa mia? - rispose lei, - Certamente, mi fido ciecamente, andiamo pure a perderci nei meandri del casertano! - disse lui sorridendo mentre metteva in moto la macchina, lei rise di gusto - Ma quanto sei scemo, non preoccuparti sono un'ottima guida! - disse lei scompigliandogli i capelli. Partirono, le loro anime ridevano, quella mezza giornata passata insieme stava per volgere al temine ma erano soddisfatti, tutti e due volevano rivedersi al più presto, - Senti ma tu come la vedi? - chiese lei, - Come vedo cosa? - rispose meravigliato lui, - Come cosa? Secondo te come andrà tra me e te? - rincalzò lei, - Mah guarda non so, per quel poco che ho visto hai le carte in regola per farmi perdere la testa... - rispose timidamente lui, - Ma a te non piacciono quelle con un bel paio di meloni davanti? - chiese lei sarcasticamente, - Si è vero, amo le curve in una donna però quello che mi fa davvero partire è il suo modo di essere, tu non avrai un seno grande, ma non sei brutta, quindi per l'aspetto fisico sei ok se è questo quello che vuoi sapere, poi non so come andrà, per ora so solo che voglio rivederti, e la prossima volta se vorrai verrò a prenderti sotto casa! - rispose tranquillamente lui, - Per essere il primo incontro ti sei sbilanciato parecchio, comunque anch'io voglio rivederti, spero che tu non ti perda quando verrai a prendermi a casa... - disse lei gesticolando con le mani, lui sorrise e le accarezzò i capelli. Dopo aver affrontato questo discorso erano tranquilli, erano convinti che l'uno voleva rivedere l'altra dopo il tempo trascorso insieme, ma prima di allora nessuno dei due si era sbilanciato a tal punto da dare qualche certezza e neanche avevano mai parlato di una prossima volta. Ora si sentivano leggeri, erano consci che si attraevano e che quell'incontro sarebbe potuto diventare l'inizio di una storia.