Oggi per fortuna è stata una giornata produttiva nonostante la pioggia. Pare che mi sia dato quella scossa che da tanto cercavo di darmi. Basta poco per sentirsi sereni e sollevati, sono stanco ma è normale dopo un giorno così. Non c'è cosa più bella di quando si riesce a dare tutto ed impegnarsi al massimo, purtroppo non so ancora se i risultati che arriveranno saranno positivi, ma se continuo su questa strada tutto dovrebbe andare bene. Una cosa che oggi mi ha lasciato un po' pensieroso è un episodio capitato oggi pomeriggio. Erano circa le 15:30, sono uscito per andare a prendere le sigarette, ho trovato il tabacchi chiuso così le ho prese al distributore, mentre ritiravo il pacchetto sento ad un tratto un botto provenire da dietro le mie spalle. Mi volto e vedo una signora anziana dalla stazza robusta caduta per terra, non riusciva a tornare in piedi da sola, così mi ci sono avvicinato subito per aiutarla, in quel momento passano altri due ragazzi, li chiamo ma loro fanno finta di non sentirmi e di non vedermi, vedendo la loro indifferenza cerco di aiutare l'anziana signora da solo a risollevarsi, fortunatamente ci riesco, lei mi ringrazia e poi inizia a gesticolare con le mani chiedendomi qualche spiccio. A quel punto mi era venuto un dubbio e pensavo: ma come? Io ti do una mano e tu mi chiedi dei soldi? Non mi dava l'aria di essere una mendicante, è vero che l'abito non fa' il monaco però... Misericordia! Alla fine gli ho dato il resto preso dal distributore di sigarette cioè € 1,50 e lei se ne è andata camminando allegramente come se niente fosse accaduto, vedendola così arzilla non riuscivo a capire come mai non si sia alzata da sola un minuto prima. State pensando anche voi quello sto pensando io? Mah comunque come dice il detto: fai del bene e dimentica, fai del male e medita.lunedì 7 novembre 2011
Giornata produttiva
Oggi per fortuna è stata una giornata produttiva nonostante la pioggia. Pare che mi sia dato quella scossa che da tanto cercavo di darmi. Basta poco per sentirsi sereni e sollevati, sono stanco ma è normale dopo un giorno così. Non c'è cosa più bella di quando si riesce a dare tutto ed impegnarsi al massimo, purtroppo non so ancora se i risultati che arriveranno saranno positivi, ma se continuo su questa strada tutto dovrebbe andare bene. Una cosa che oggi mi ha lasciato un po' pensieroso è un episodio capitato oggi pomeriggio. Erano circa le 15:30, sono uscito per andare a prendere le sigarette, ho trovato il tabacchi chiuso così le ho prese al distributore, mentre ritiravo il pacchetto sento ad un tratto un botto provenire da dietro le mie spalle. Mi volto e vedo una signora anziana dalla stazza robusta caduta per terra, non riusciva a tornare in piedi da sola, così mi ci sono avvicinato subito per aiutarla, in quel momento passano altri due ragazzi, li chiamo ma loro fanno finta di non sentirmi e di non vedermi, vedendo la loro indifferenza cerco di aiutare l'anziana signora da solo a risollevarsi, fortunatamente ci riesco, lei mi ringrazia e poi inizia a gesticolare con le mani chiedendomi qualche spiccio. A quel punto mi era venuto un dubbio e pensavo: ma come? Io ti do una mano e tu mi chiedi dei soldi? Non mi dava l'aria di essere una mendicante, è vero che l'abito non fa' il monaco però... Misericordia! Alla fine gli ho dato il resto preso dal distributore di sigarette cioè € 1,50 e lei se ne è andata camminando allegramente come se niente fosse accaduto, vedendola così arzilla non riuscivo a capire come mai non si sia alzata da sola un minuto prima. State pensando anche voi quello sto pensando io? Mah comunque come dice il detto: fai del bene e dimentica, fai del male e medita.
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venerdì 4 novembre 2011
Nei miei vuoti

Vorrei accompagnarti nei miei vuoti, per poterti immegere nei loro silenzi assordanti e farti ascoltare la loro musica composta da solitudine e malinconia. Se tu decidessi di entrare, sentiresti di nuovo il profumo di quel passato che ti faceva sognare, leggeresti sulle pareti le tue frasi prima dette e poi rinnegate, toccheresti con le mani le piaghe del mio dolore, assaggiaresti il sapore di lacrime mai versate: ne ho accumulate così tante da farle diventare un fiume che scorre nei giardini dell'animo, pronto a straripare da un momento all'altro e a devastare ogni cosa sia dentro me, compresa te che sei stata l'artefice di tutto questo. Quale piacere avrei nel vederti annegare nel vortice della mia tristezza.
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giovedì 3 novembre 2011
Dietro il suo mistero

Febbraio quella sera non si era certo risparmiato, faceva parecchio freddo, un ragazzo era sotto casa di una ragazza conosciuta da un paio di settimane, la stava aspettando in macchina con l'aria calda accesa, i fari dei lampioni del viale a fargli compagnia ed in sottofondo la canzone "Sex" dei Negrita. Era la famigierata terza sera, quella in cui di solito si stabilisce se continuare a vedersi oppure se chiudere il sipario. Lei arrivò un po' in ritardo, si era davvero preparata alla grande, per un attimo lo prese come un segnale incoraggiante poi però si ricordò che era sabato, pensò quindi che lui non c'entrasse assolutamente nulla con la sua preparazione a tiro. Lei entrò in macchina, lo salutò con il classico bacio sulla guancia e andarono in un pub a trascorrere la prima parte di quel sabato sera. Mangiarono un hamburger e bevvero un paio di birre ciascuno. La tipa da un lato sembrava la sua anima gemella, le piaceva bere, fumare e giocare a biliardo, infatti per questo motivo anche gli amici di lui dicevano che formavano davvero una bella coppia date queste affinità, ovviamente parlavano così per prendere in giro. Con lei non si trovava male, ma doveva capire bene con chi aveva a che fare, e sinceramente non riusciva proprio ad inquadrarla come persona, questa cosa lo spaventava ed attraeva allo stesso tempo. - Le persone misteriose, sono come una sorta di ostrica chiusa, la vai ad aprire e non sai se nascondono un perla preziosa oppure solo il vuoto - pensava mentre le parlava della giornata appena trascorsa, non togliendo mai lo sguardo dai suoi occhi. Dopo il pub la portò un po' nella sua comitiva, la ragazza era una tipa socievole, non si faceva problemi e a quanto pare risultava simpatica anche agli amici di lui, alla fine rimasero circa venti minuti per poi proseguire la serata per fatti loro, - Ora dove ti andrebbe di andare? - chiese lui, - A bere, però stavolta offro io! - rispose lei ridendo. Presero di nuovo la macchina ed andarono in un locale chiamato "La caffetteria", era il posto giusto per una coppia o gruppi di ragazzi che volevano trascorrere la serata bevendo superalcolici. - Cosa mi consigli? - chiese lei appena si sedettero al tavolo, - Hai mai assaggiato martini bianco con vodka alla fragola, ghiaccio e limone? - rispose lui, - No, mai! - disse lei, - Allora ti consiglio di prenderlo, a me piace molto - disse lui. Ordinarono così il cocktail proposto dal ragazzo, a lei piacque molto e ne ordinò un altro, - Non è che starai esagerando? - chiese lui con aria leggermente preoccupata, - No ma che non preoccuparti, reggo bene tranquillo! - rispose lei con tono convincente. A quel punto lui fece buon viso a cattivo gioco, non credeva alla storia del reggo bene, ma non voleva essere fastidioso così aspettò che finisse il suo secondo drink. Finito di bere, provò ad anticiparla per andare a pagare il conto ma lei se ne accorse e lo bloccò in tempo, - Ah allora non sei così ubriaca, brava mi fa piacere! - le disse ridendo, - Te l'ho detto che reggo bene! - disse lei fingendo un'aria imbronciata. Lui aveva bene in mente dove portarla per concludere la serata in bellezza, anche perché lei gli aveva detto di avere un po' di erba da fumare, gliela aveva regalata un suo amico nel pomeriggio e voleva andare in un posto tranquillo dove andare a consumarla. Lui pensava e sperava di poter prendere così due piccioni con una fava: fumo e sesso in unico luogo. Arrivarono nel posto dove il ragazzo era solito appartarsi in macchina con una ragazza, c'era un bel panorama, il golfo appariva in tutta la sua bellezza, colorato dalle luci che squarciavano le tenebre della notte, uno spettacolo meraviglioso, anche lei ne rimase davvero meravigliata e tutto sembrava procedere nel migliore dei modi. Furono presi per un attimo da un attacco di romanticismo ed iniziarono a fare un remake della scena più famosa del film "Ghost" rollando insieme la cartina con dentro l'erba, si resero conto però che la stavano solo rovinando, così smisero scoppiando a ridere. A quel punto lui iniziò ad essere abbastanza ottimista, sentiva una vocina dentro che gli ripeteva incessantemente - Vai che si tromba stasera! Dai che te la dà! -. L'accesero ed iniziarono a fumarla, lui decise di lasciarle un po' più della metà da fumare visto che avevano solo quella a disposizione, voleva fare un gesto carino, non lo fece per raggiungere più facilmente quello scopo, detestava provarci con una ragazza fuori controllo visto che già una volta si era dovuto subire la tristissima frase "Con te ci sono stata, ma solo perché ero fatta!". Mentre fumavano parlavano, si rideva un po' più facilmente in quelle condizioni, finito di fumare lei buttò la canna dal finestrino. Ecco il momento di arrivare al dunque era arrivato, lui iniziò ad accarezzarle i capelli ed avvicinò la sua bocca a quella di lei per baciarla, ella in un primo momento sembrava consenziente, ma poi si ritrasse di scatto, rimase ferma con lo sguardo fisso in avanti, - Portami subito a casa - disse con tono tirato, si sentiva male, infatti neanche il tempo di finire la frase che aprì lo sportello della macchina ed iniziò a vomitare, un po' dentro un po' fuori. Lui in quei momenti benediva il fatto di avere tappetini di gomma al posto della moquette e le teneva la fronte per aiutarla a svuotarsi di tutto quello che aveva in corpo, quando vide che aveva finito pulì il vomito, la tipa se ne stava sul sedile in uno stato di semi incoscienza. Riaccese la macchina e la portò in una fontana lì vicino, lei non ce la faceva neanche a camminare, così lui l'aiutò a darsi una rinfrescata accompagnandola passo dopo passo. Ripartirono verso di casa lei, erano circa le quattro del mattino, lui scese dalla macchina, non perse tempo a mettersi la giacca ma si fiondò subito da lei per aiutarla tirando su il cappuccio della felpa che indossava quella sera, lei gli consegnò le chiavi per entrare nel parco dove abitava. Arrivati nell'atrio del palazzo, lei disse che doveva togliersi i tacchi altrimenti avrebbe fatto troppo rumore nelle scale, provò a toglierseli con l'aiuto di lui ma in quelle condizioni non riusciva nemmeno a pensare - Senti risolviamo il problema a modo mio - disse lui, così la prese in braccio e chiese a lei di reggere le chiavi per entrare nel palazzo. Entrarono, lui l'accompagnò al secondo piano grazie all'ascensore, la mise giù fuori la porta dell'appartamento, lei lo ringraziò e lo salutò in modo distaccato. Il ragazzo pensò che quella freddezza era dovuta al fatto che stava male, ma qualcosa non lo convinceva. Uscì fuori l'atrio per tornare alla macchina ma trovò il cancello principale chiuso, per fortuna in quel momento stava rientrando una coppia che apri di nuovo il cancello - Aò! A ragazzì, la prossima volta rimani dentro eh! - le disse la donna mentre rientrava nel palazzo. Quella che doveva essere la serata ideale per entrambi diventò una serata da dimenticare, anche se era difficile cancellare un simile ricordo. L'indomani la chiama per avere sue notizie, per sapere come stava, ma il cellulare di lei risultava spesso spento e quando squillava lei non rispondeva. Nel tardo pomeriggio finalmente riesce a beccarla su windows live messenger, e subito gli chiede come stava e perché non l'aveva richiamato al cellulare. Le risposte di lei non furono quelle sperate - Senti, tu a me devi lasciarmi stare, sei stato davvero un gran maleducato! Mentre vomitavo hai pensato a pulire la macchina, e sotto casa mia ti sei messo il cappuccio, dicevi che ti piaceva fumare e hai fatto fumare solo me, bugiardo, con te non voglio avere più niente a che fare! - scrisse lei nella finestra di conversazione. - Ehi bella, ma fammi sentire, oggi che ti sei bevuta? Non lo sai che fa male bere dopo una sbronza? O hai fumato? Fammi capire dovevamo tornare a casa tua con il vomito in macchina? Mentre vomitavi ti tenevo la fronte, ho pulito dopo, sotto casa tua ho messo il cappuccio perché faceva un freddo cane, non sapevo fosse maleducazione. Mi rendo conto solo ora che forse tu appartieni ad un altro mondo o forse hai qualche problema mentale perché io davvero rimango esterrefatto dalle tue parole, fatti curare è meglio, invece di dire assurdità! - ribattè lui. La conversazione terminò lì, quando lui inviò il messaggio lei passò offline, da quel momento in poi non ebbero più contatti. Lui non sapeva davvero cosa pensare, era allibito, due giorni dopo però scoprì la verità tramite una loro amica in comune: lei era interessata ad un altro, un suo ex che si era rifatto vivo proprio il sabato pomeriggio, lei gli chiese di uscire ma l'ex rifiutò, così per farlo ingelosire decise di uscire con il ragazzo conosciuto da un paio di settimane. Il malcapitato ora l'aveva inquadrata, dietro il suo mistero c'era solo il vuoto e non una perla preziosa, ci rimase molto male poiché non si spiegava come aveva fatto ad essere così ingenuo, ma il destino a volte paga nel breve periodo, infatti alla fine lei riusci di nuovo ad uscire con il suo ex, era convinta che sarebbero di nuovo stati insieme per sempre, ma lui non gli aveva detto che ad una settimana di distanza si sarebbe trasferito in Germania per lavoro, la usò qualche sera prima di partire, lei seppe di questo trasferimento solo il giorno prima della partenza. La ragazza aveva ingannato un ragazzo per una sera, per essere illusa da un suo ex per una settimana.
mercoledì 2 novembre 2011
Sapersi adattare
Rabbia, fuoco rosso che mi brucia dentro, simile ad un crepuscolo che scompare lentamente dietro le montagne, intenso. Incenerisce con piacere tutto ciò che ti riguarda, non lascia scampo alcuno a nessuna tenerezza, le bugie ricevute per lei sono benzina, la rendono più forte e più spietata. Solitudine, vento freddo che punge, sembra quasi che nella sua corrente ci siano piccoli pezzi di vetro che feriscono l'anima ad ogni raffica. Speranza, fiume che scorre nonostante gli ostacoli, a cui abbeverarsi ogni qualvolta se ne sente il bisogno, a volte però bisogna allontanarsi dal suo letto per poter continuare a camminare sulla terra ferma ma anche non la vedi più lei c'è sempre e continua il suo viaggio verso il mare. Malinconia, una luce ingannatrice, mostra un passato bugiardo, mai esistito, pieno di demoni travestiti da angeli che gettano la loro maschera ogni volta che vengono riportati nel presente. Esperienza, terra su cui camminare, stando attenti a non inciampare: su un sentiero i sassi cambiano posizione infinite volte; se si va a terra l'importante è rialzarsi e continuare il percorso, gli ostacoli alla fine ci saranno sempre, le situazioni possono sembrare simili ma non sono mai completamente uguali, bisogna sapersi adattare.
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martedì 1 novembre 2011
Novembre apre il sipario
Novembre apre il sipario, ma sembra che sul palcoscenico non ci sia lui ma un mese estivo: secondo voi è normale che all'arrivo di questo mese uno esca a maniche corte? Beh se la risposta è no sappiate che qui oggi faceva caldo, infatti sia questa mattina sia oggi pomeriggio sono uscito con jeans e maglietta a mezze maniche, stavo bene, se non sbaglio c'erano circa 23 °C di temperatura. Dopo pranzo sono andato al cimitero, preferivo evitare di andarci visto che ci vado anche durante l'anno ed inoltre detesto la confusione, ma erano quasi due mesi che non andavo quindi ho preferito fare visita ai miei nonni, nonostante sapevo di trovare un mare di gente. Sono tornato a casa dopo circa un'oretta, non so perché ma oggi mi sento scombussolato, mi sono svegliato sentendo qualcosa di strano, è come se qualcosa fosse morto dentro facendo rinascere qualcos'altro, ma non so bene cosa sia, mi sento come chi si perde durante un sentiero ed una volta arrivato per caso in un posto che non conosce si guarda intorno per capire dove sia capitato, pare proprio che l'arrivo del mese dei santi e dei morti mi abbia portato una specie di scossa, spero solo che sia positiva, di solito divento pazzo quando non riesco a comprendere fino in fondo certe cose ma per ora preferisco risolvere questo problema aprendo una birra, il crepuscolo è passato già da parecchie ore ormai e non voglio preoccuparmi di cosa mi porterà l'alba di domani, anche perché servirebbe a poco.
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lunedì 31 ottobre 2011
Non arriva nulla
Non sono un tipo a cui piace la via di mezzo, sono sempre passato da un estremo all'altro, se potessi forse vivrei sempre sdraiato al suolo, oppure in eterno equilibrio su una corda, di sicuro non starei appeso ad essa, preferirei lasciarmi andare e sprofondare oppure scuotermi e risalire. La vita però a volte picchia troppe forte, e per resistere ai suoi colpi bisogna adattarsi alle situazioni, a volte anche chinare il capo purtroppo, rimanere appesi per l'appunto, perché il baratro fa paura e le forze per risollevarsi mancano. In quei momenti si mette in discussione tutto quello fatto fino ad allora, i flashback iniziano a penetrarti la mente creando solo domande e non dando nessuna risposta: cosa ho fatto? Per quanto potrò andare avanti così? Qual è la via d'uscita? Niente, non arriva nulla, l'unica cosa che senti arrivare sono le braccia possenti delle tenebre, ti prendono senza lasciarti scampo e ti stringono tanto da lasciarti appena la forza per respirare. Sei nel buio e brancoli in esso, ogni passo in avanti non sai dove conduce, cerchi la luce andando avanti a tentoni, e quanti miraggi ti appaiono durante questo lento e torturato cammino, ecco sei lì, sembra che sia tutto finito e poi vedi scomparire di nuovo tutto, un'altra delusione, un'altra ferita da annotare sulle mura dell'anima, mentre il desiderio di rimanere aggrappato a quel filo di speranza diminuisce sempre più ecco che arriva la voce della tentazione: e se ti lasciassi andare? No, non è possibile, sarebbe come fuggire, i vigliacchi scappano ed io non ci tengo ad esserlo, dunque resterò in bilico fin quando potrò resistere e se propriò cadrò mi risolleverò provando ad affogare questi pensieri nell'inchiostro con cui scriverò le pagine del libro della mia rinascita, l'abisso non fa poi così paura, si può sempre uscire da esso e rinascere con qualche consapevolezza in più e con quella rabbia che diventerà forza per andare avanti con determinazione. Che male c'è nel fuggire? Nessuno, ma la fuga non è quasi mai una soluzione, è solo un modo per ritardare il momento in cui il tuo demone verrà a bussare alla porta del tuo animo, invece di pensare a come scappare sarebbe più produttivo elaborare un modo per superare certe difficoltà, anche perché non esiste un rifugio sicuro in grado di proteggerti dalle ombre del tuo cuore, non faranno altro che allungarsi fino a raggiungerti di nuovo.martedì 25 ottobre 2011
L'inizio di una storia
Era il classico pomeriggio d'autunno, quel 18 ottobre del 2005, con quell'aria non molto fredda ma che ogni tanto riusciva a pungere. Lui era fuori la stazione ad aspettarla, non trovando posto per la macchina decise di aspettarla vicino l'uscita, lei poco dopo scese dal treno che aveva preso a Caserta, lo chiamò al cellulare e si avviò verso l'esterno per raggiungerlo. Era il loro primo appuntamento. Si incontrarono fuori la stazione di Cassino, aspettavano quel momento da un po' di tempo. L'uno andava incontro all'altra con passo teso e lento, assaporando ogni attimo, ogni respiro della fine di quell'attesa che aveva amplificato il loro desiderio di guardarsi negli occhi e di scoprirsi a vicenda. Fatti i convenevoli lui le propose di andare a prendere un caffè in un bar lì vicino. - Che ne diresti di andare a prenderci un caffè? Conosco un bar qui vicino che li fa abbastanza bene, certo non credo che qui il caffè sarà buono come a Napoli però posso assicurarti che non è male - disse lui con tono convincente, - Mi fido delle tue parole, e poi mi ci vuole proprio un bel caffè! - disse lei sorridendo. Si avviarono verso il bar, durante il breve tragitto continuarono a conversare, erano sciolti, non c'erano mai attimi di silenzio, tutti e due si sentivano a loro agio. Entrarono nel bar e si sedettero ad un tavolino, l'unico rimasto libero, chiesero due caffè normali ed iniziarono a conversare, spesso si prendevano in giro a vicenda, lui riusciva a farla ridere di gusto e a lei questo non dispiaceva, era una tipa solare, piena di vita, per nulla permalosa e con la risposta sempre pronta. Lui invece era una sorta di ossimoro vivente, allegro fuori e cupo dentro, aveva occhi così scuri che potevano far intravedere le tenebre che aveva dentro, eppure gli piaceva scherzare, fare auto ironia, un tipo che non se la tirava e sapeva come mettere le persone a proprio agio. - Senti, ma dopo dove andiamo? - chiese lei mentre frugava nella borsa. - Se ti fidi, prendiamo la mia macchina e ti porto a fare un giro dalle mie parti... - rispose lui con un po' di insicurezza, temeva che lei non si fidasse o che avesse frainteso le intenzioni. - Mi fido di nuovo, anche perché non preoccuparti so difendermi che pensi, comunque ho proprio voglia di rivedere il mare quindi andiamo! - rispose lei ridendoci su. Uscirono dal bar, mentre si avviavano verso la macchina, una Fiat Cinquecento rossa del 1994, lui si accese una sigaretta anche se sapeva che a lei questo non sarebbe proprio piaciuto, gli andò bene visto che ella si limitò a borbottargli una frase in napoletano. Entrarono in macchina e si diressero verso il mare, più precisamente verso Gaeta, lei d'estate ogni tanto con la sua famiglia andava al mare proprio da quelle parti. Ci misero poco ad arrivare, circa quaranta minuti, parcheggiarono la macchina di fronte la capitaneria di porto, una volta fatto il "grattino" per la sosta si avviarono insieme verso la passeggiata del molo. Camminavano tranquilli, punzecchiandosi di tanto in tanto mentre le loro mani si sfioravano e si cercavano come se fossero indipendenti dalle loro teste che invece tentavano di frenarle. Si scrutavano minuziosamente tra una chiacchiera e l'altra, lui notò che per i suoi gusti la tipa era un po' troppo magra, ma aveva un viso pulito e stupendo, due occhi castano scuro leggermente velati dall'ombra della tristezza, capelli lunghi, lisci e neri, una parlantina spigliata e mai banale o noiosa, colorata da una vivace e meravigliosa cadenza napoletana per cui lui ogni tanto la prendeva in giro anche se gli piaceva moltissimo ascoltare il suono di quell'accento. - La vuoi finire di prendermi in giro? Guarda che sono nata in Francia! - disse lei fingendo di essere stizzita, - Beh guarda a me fa piacere che i geni napoletani abbiano preso il sopravvento su quelli francesi, sai preferisco le italiane alle francesi! - rispose prontamente lui, lei sorrise con gusto e si avvicinò per dargli un bacio sulla guancia. Le ore passarono velocemente, tra risate, carezze affettuose prive di audacia e discorsi di tutti i tipi. Prima di andare via le chiese se poteva offrirgli un gelato o qualcosa di cui avesse voglia, ma lei rifiutò - Non preoccuparti non voglio nulla, dico davvero, grazie per il pensiero - disse lei con tono dolce ma deciso. A quel punto si avviarono a riprendere la macchina, una volta entrati lui la guardò per un paio di secondi negli occhi - Beh? Che hai da guardare? - chiese lei incuriosita, - Niente, mi va di guardarti, non posso? - rispose lui, - Certo che puoi, allora sei pronto a farti guidare fino a casa mia? - rispose lei, - Certamente, mi fido ciecamente, andiamo pure a perderci nei meandri del casertano! - disse lui sorridendo mentre metteva in moto la macchina, lei rise di gusto - Ma quanto sei scemo, non preoccuparti sono un'ottima guida! - disse lei scompigliandogli i capelli. Partirono, le loro anime ridevano, quella mezza giornata passata insieme stava per volgere al temine ma erano soddisfatti, tutti e due volevano rivedersi al più presto, - Senti ma tu come la vedi? - chiese lei, - Come vedo cosa? - rispose meravigliato lui, - Come cosa? Secondo te come andrà tra me e te? - rincalzò lei, - Mah guarda non so, per quel poco che ho visto hai le carte in regola per farmi perdere la testa... - rispose timidamente lui, - Ma a te non piacciono quelle con un bel paio di meloni davanti? - chiese lei sarcasticamente, - Si è vero, amo le curve in una donna però quello che mi fa davvero partire è il suo modo di essere, tu non avrai un seno grande, ma non sei brutta, quindi per l'aspetto fisico sei ok se è questo quello che vuoi sapere, poi non so come andrà, per ora so solo che voglio rivederti, e la prossima volta se vorrai verrò a prenderti sotto casa! - rispose tranquillamente lui, - Per essere il primo incontro ti sei sbilanciato parecchio, comunque anch'io voglio rivederti, spero che tu non ti perda quando verrai a prendermi a casa... - disse lei gesticolando con le mani, lui sorrise e le accarezzò i capelli. Dopo aver affrontato questo discorso erano tranquilli, erano convinti che l'uno voleva rivedere l'altra dopo il tempo trascorso insieme, ma prima di allora nessuno dei due si era sbilanciato a tal punto da dare qualche certezza e neanche avevano mai parlato di una prossima volta. Ora si sentivano leggeri, erano consci che si attraevano e che quell'incontro sarebbe potuto diventare l'inizio di una storia.
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